Cameron aveva un sogno

Pubblichiamo un contributo del nostro Alberto Senini, che mostra come le patologie legate a certe 'forme', diffuse ovunque, non solo in  Italia, producano dappertutto danni spesso irreparabili.

1. Prima parte

Questa foto è famosa.

Scattata nel 1987 a Eton, ritrae alcuni rappresentanti della 'jeunesse dorée' inglese radunati nel consueto club di soli uomini, un pò trasgressivi nel loro cameratismo che simula il futuro per come lo si immagina sui prati di Eton o di Oxford, dove si ritroveranno più avanti all’università.
Ci sono David Cameron e Boris Johnson, futuri politici di successo ed entrambi premier nel periodo forse più delicato del dopoguerra britannico.

David è facilmente il più riflessivo dei due, il più sinceramente appassionato e convinto.
Boris resta più guascone, più popolare quindi, opportunista e senza remore di alcun tipo, tantomeno morali.


David diventa premier nel maggio del 2010, 23 anni dopo quella foto.
Rappresenta la grande speranza realizzata dei nuovi conservatori che dopo decenni di oblio e di laburismo à la page, la cool Britannia di Blair e soci, tornano sulla scena ripuliti e ammodernati al punto giusto per intercettare il naturale conservatorismo britannico.
Boris è già sindaco da 2 anni della megalopoli londinese : interpreta il ruolo con creatività e con piglio sbarazzino al punto giusto.

David, da democratico puro fino alla naïveté, crede nella democrazia diretta, cosa sorprendente per un britannico high class.
Concede il referendum agli Scozzesi e ne intuisce il desiderio di rimanere nel matrimonio d’interesse con Londra.
I britannici sono pragmatici e sanno che i matrimoni di interesse sono quelli che durano di più.

I referendum in UK non sono frequenti e soprattutto sono solo consultivi, il Parlamento è sovrano e qualsiasi consultazione diretta non è vincolante in nessun modo.

Ma lui ne farà due di referendum e si atterrà al dettato, contro ogni urgenza e necessità.

La lotta per il potere è spietata ovunque e passato il primo periodo di premierato non gli mancano i nemici, sia interni che esterni.

All’interno Boris e i suoi amici, nostalgici dell’Impero e fortemente antieuropeisti, spesso per i motivi sbagliati e per puro interesse di consenso.

All’esterno, complice la polarizzazione ed un surplus di cattiveria alla quale il manicheismo cattivo e propagandistico dei socials non è estraneo, cresce nei sondaggi e anche nei voti l’UKIP, il partito esplicitamente indipendentista di Nigel Farage, personaggio discusso e discutibile ma spregiudicato al punto giusto da rappresentare un problema per i Tories di erosione del consenso.

Cameron, sinceramente convinto della necessità assoluta dell’aggancio europeo e al libero mercato, tratta in maniera estenuante con la UE sempre più coesa e decisa ad entrare nel 21mo secolo come una vera federazione, per avere quote maggiori di autonomia, secondo il vecchio schema inglese del "dentro ma anche felicemente isola".

Non gli manca capacità oratoria, politica, da 'poulain' di razza.

Nel 2015 forza la mano : vuole un secondo mandato e lo vuole forte.
Vuole poter forzare la mano anche all’UE per renderla sempre più compliant ai crescenti desiderata inglesi.
Vuole arginare il cancro interno ed esterno che ovviamente ritiene pericoli supremi.

Promette tutto e promette anche un referendum interno, sul modello scozzese, per decidere se restare in UE o no.
Ma lo vuole dopo che avrà sistemato per bene le cose con l'Europa e creato un quadro chiaro che permetta ai concittadini di scegliere con cognizione di causa.

E l’azzardo della sua vita e la prima parte gli riesce : viene rieletto e con una "landslide", una slavina di consensi.

 
2. Seconda parte

Sappiamo tutti come è andata a finire.

 

David ha fatto politica come ha sempre voluto fare : con passione e impegno, per il Remain, per convincere gli indecisi e chi non aveva chiara la posta in gioco.
Ha perso, ha perso male e i suoi nemici, interni ed esterni, si trovano spalancate le vie personali del successo che non credevano sinceramente possibili fino a pochi mesi prima.
I guai maggiori li avrà e già li sta avendo la UK e soprattutto la base elettorale della Brexit.
Ma questa è altra storia.
David è già nella sua casa di campagna nelle meravigliose Cotswolds, scrive la giusta biografia dell’uomo giusto, piena di amarezza e rimpianto ma anche di grande dignità.
E soprattutto la scrive di suo pugno, nel suo anno sabbatico anticipato e non usando ghost writers o vergando fiammeggianti editoriali estremisti come il rivale biondo.
Il problema di David è che anche lui non aveva capito che gli uomini possono fare molto ma il meccanismo delle istituzioni, le forme, possono fare molto di più e più a lungo.
La forzatura personale per un referendum è stato l’ultimo gioco.
In realtà David era ed è una persona equilibrata, non dominata esclusivamente dall’ambizione personale, sinceramente convinta che fosse possibile conciliare i due ruoli, tragicamente contrastanti, che rappresentano la forma politica anche in UK.
Da una parte premier, a cercare di realizzare un programma e a dialogare con i partner europei, la sera, al ritorno a Londra, capo dei conservatori.
Da una parte lavorare per tutti, dall’altra lavorare per una parte.
Arrivato all’ultima casella il pedone è diventato regina ma in realtà trascinandosi tutte le zavorre dell’essere pedone.
Pedone inconsapevole.
Una parte, i Tories, che dopo anni di oblìo e terrore di perdita dell’influenza storica, ritorna a cavallo, intravede scenari radiosi per il conservatorismo, ora in forma più brutale e spudorata, e teme chi possa alienargli il vento del futuro sotto le sempre attraenti insegne del nuovo.
David, vittima della forma, è la rappresentazione vivente della schizofrenia politica che, come suggerisce il termine stesso, è una patologia grave.
Tenta correttamente di reggere il doppio, contrastante confronto ma fatalmente cerca di ottenere il primo, che sente più suo e utile, con il secondo, più prosaico e parziale.
Vende, da buon politico ormai navigato, la salvezza della nazione a fronte di un regolamento interno ed esterno squisitamente di parte.
L’azzardo non gli riesce e il paradosso della storia è che David resterà nella storia per aver creato il più grande disastro del dopoguerra britannico e quello con più conseguenze a lungo termine.
Carnefice inconsapevole.
Boris Johnson diventa premier e svuota dall’interno l’UKIP.
Il giochino è riuscito, il paziente sta morendo.
E la storia, che non difetta di ironia, probabilmente porterà la Britannia con nostalgie imperiali allo sfaldamento perfino del regno interno, dove scozzesi ed irlandesi sono in chiara via di fuga da una follia antistorica ed antieconomica.
Little Britain.

David aveva il sogno sbagliato.

 

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