Il Percorso

Un numero sempre crescente di persone nei Paesi occidentali fa uso della propria libertà ritirandosi dal mondo e dagli obblighi nei suoi confronti. Ognuno di questi ritiri provoca una perdita per il mondo che si può quasi dimostrare".  (Hannah Arendt).

Questa frase di Hannah Arendt è alla base di questo nostro impegno civile e ci mette di fronte alla necessità di non sottrarci agli obblighi verso il mondo, ma anzi di capire meglio, per esserne più partecipi, la realtà che ci circonda e, più in generale, come stia evolvendo la società globalizzata.
Ecco, in sintesi, gli elementi che contraddistinguono la nostra risposta, che costituiscono una specie di ‘percorso’ che ci proponiamo di percorrere e diffondere:

1) L’analisi delle patologie: le forme

L'analisi ispiratrice di questo manifesto mette in luce la presenza di precise patologie nei sistemi politico-istituzionali della modernità. Patologie molto antiche, e spesso ignorate, che vale la pena analizzare. Si tratta di disfunzioni politiche, e non di natura etica, come pensano alcuni, sorvolando sulle "forme". Il loro effetto perverso caratterizza la storia della modernità, che nel Novecento è culminata in due sanguinose guerre mondiali.
Le patologie in questione riguardano per lo più quelle che noi definiamo come “forme”, della politica e delle istituzioni. Occorre dunque puntare sul concetto di "forma", cioè su un modo diverso di vedere e di affrontare i problemi politici ed istituzionali della nostra epoca.
Il luogo della "forma" (da intendersi non come causa, e neppure come evento, ma come relazione tra gli obiettivi e la loro realizzazione) può mettere in evidenza senso e natura delle istituzioni politiche, consentendo di approfondire i concetti stessi di politica e di democrazia. Quanto attualmente grava sui popoli, come sui singoli individui – dagli eccessi dell’imposizione fiscale, al degrado culturale, alle guerre, purtroppo ancora drammaticamente attuali, alle violenze cui sono esposte milioni di persone, alla mancanza di lavoro e ai diritti negati – altro non è che la tappa finale di processi riguardanti le forme politiche, ossia quell'ambito ancora poco indagato che deve diventare oggetto di ricerca e di ri-forme.
E' molto difficile far comprendere le ragioni di un tale approccio, rivolto essenzialmente agli ambiti che generano molti dei problemi riconosciuti, ma le cui cause, sottovalutando le forme, vengono generalmente attribuite ad altro. In effetti, la nostra attenzione di cittadini, anche a causa dei pesanti condizionamenti mediatici, è rivolta essenzialmente ai "fatti", alle emozioni, alle "notizie", in quanto più immediati e più direttamente percepibili rispetto alle "forme".
Chi si riconosce in questo percorso dovrebbe sforzarsi di rendere accessibile tale impostazione, tanto nuova quanto difficile da divulgare, ma necessaria per comprendere l'oggettiva problematicità della situazione politica e sociale italiana, e più in generale del pianeta.
L'adesione a questo documento comporta la consapevolezza e un attento esame dei problemi posti, con l’obiettivo di incidere politicamente, o quanto meno di costituire un elemento di pressione per la realizzazione delle riforme qui propugnate.

2) L’individuazione delle riforme

L'analisi delle forme politiche e dei valori delle moderne democrazie mostra la necessità di riforme che purtroppo non sono ancora state individuate, o che non è mai stato possibile realizzare. Citiamo qui quelle a nostro parere più rilevanti e urgenti, distinguendo quante hanno una valenza globale da quante, invece, riguardano l’Italia, il Paese dov’è nata questa proposta (F&R).
Nel mondo sempre più interconnesso di oggi ci sono problemi globali che richiedono, com’è logico, soluzioni globali. Tuttavia, le istituzioni sovranazionali cui spetterebbe il compito di fornire le risposte sono bloccate da “forme” obsolete che ne limitano l’azione e l’efficacia.
L’organizzazione delle nazioni unite (Onu), sempre più necessaria, è ad esempio caratterizzata da una “forma” paralizzante, che prevede il diritto di veto di 5 Stati su 194. Succede così che Stati con 60 milioni di abitanti possono esercitare tale diritto, mentre democrazie che ne hanno più di un miliardo, oltre a disporre della deterrenza atomica, non sono nelle condizioni di farlo. Oggi, chiunque si interroghi sul futuro deve in primis tenere presente che la massima istanza mondiale è bloccata da una forma “patologica”, quindi non idonea a gestire le crisi internazionali, che infatti non vengono quasi mai risolte.
Oltre alla riforma delle Nazioni Unite, compito (e difficoltà storica) del nostro tempo, serve promuovere il superamento di quegli ordinamenti costituzionali incapaci di contrastare le derive istituzionali all’origine di sistemi politici autoritari, (il limite dei mandati presidenziali, per fare un esempio, dovrebbe essere la norma). Ciò, anche tramite la realizzazione, in tutti i paesi, di enti realmente intermedi, ovvero partiti politici, (quindi con un programma politico complessivo) che si assumano il compito, e solo questo, di raccogliere e sintetizzare gli orientamenti della cittadinanza (la società civile) al fine di formare i parlamenti ed i governi.
I partiti che conosciamo non sono propriamente enti intermedi, infatti, in molti casi, colonizzano le istituzioni dello Stato, confondendosi con esse e minandone l’autonomia.
La “Forma partito” dovrebbe essere “fisiologica”, cioè conforme ai principi di fondo adottati nei Paesi di più consolidata tradizione democratica e nei quali ci riconosciamo e che, a nostro parere, sono i soli in grado di gestire la complessità della società globalizzata.
Per quanto riguarda il nostro Paese, siamo convinti che, se invece di effettuare le riforme necessarie, si continuerà a parlare demagogicamente di contenuti finali, o di semplice ingegneria istituzionale, la crisi non potrà che aggravarsi.

Ecco alcune delle riforme che   riteniamo più urgenti a livello nazionale:

  • Cambiamento della forma-partito mediante una idonea legge che configuri i partiti come autentici enti intermedi.
  • Distinzione tra incarichi di partito ed incarichi istituzionali, in quanto distorsivi del ruolo assegnato dalla Costituzione a questi ultimi.
  • Distinzione tra ruolo esecutivo e ruolo legislativo, in ossequio al dettato costituzionale.
  • Rispetto del mandato elettivo e istituzionale (intendendo per “rispetto” non il c.d. vincolo di mandato, correttamente escluso dall’art.67 della costituzione, ma la pratica di abbandonare la carica elettiva ottenuta per candidarsi altrove o accettare altri incarichi).
  • Limiti ai mandati istituzionali
  • Recupero del sorteggio per alcuni enti o istituzioni (la procedura del “sorteggio tra competenti” consente la formazione di organismi equilibrati).
  • Sottrazione delle 90 mila nomine alla designazione partitica con procedure alternative (concorsi, sorteggio ecc.).

Mentre le più semplici di queste riforme sono entrate nel lessico della protesta e proposta politica, le più importanti (come il rispetto del mandato e la distinzione tra partito e istituzione) sono ancora ignorate e non incluse nell’agenda politica. Diffonderne la conoscenza, facendone emergere l’importanza, è dunque il compito di chi si riconosce in questo Manifesto.

3) Il discorso sul metodo

C'è un grande vuoto da colmare: la mancanza di un confronto aperto e costruttivo tra le parti in campo basato su un metodo innovativo che parta dalla ricerca preliminare degli elementi condivisi, prima di affrontare quelli che NON lo sono, e che si rivolga innanzitutto alle “forme” in cui i diversi contenuti potrebbero trovare espressione. Tali forme dovrebbero essere indipendenti dall'orientamento politico di chi punta a quel tal contenuto e volte a garantirne la realizzazione, al di là delle mere buone intenzioni.
Vogliamo proporci come “contenitore metodologico nuovo del confronto politico”, in grado di contaminare la politica in senso lato, sia nelle sue forme organizzative più tradizionali, sia a livello di associazioni, di movimenti e di gruppi   –, ma sempre su base “formale”, staccando cioè il contenuto dalle modalità in cui esso può concretizzarsi.
L'obiettivo è dunque di arrivare a un “nuovo modo di intendere la politica”, quale ne sia il colore.

4) Formazione ed auto formazione continua

Occorre stimolare l’elaborazione di nuovi metodi di analisi approfondita della società in cui viviamo e dei complessi meccanismi che la governano. Tali meccanismi, per essere penetrati e compresi, impongono un processo di formazione continua delle persone. I caratteri della "modernità" spingono invece gli individui all'indifferenza, impedendo loro una visione complessiva dei fenomeni. Da qui la necessità di una "formazione" intesa non come erogazione di idee da parte di qualcuno, ma come condivisione sociale di riflessioni e progetti, anche attraverso lo studio e la lettura.

5) Una visione del futuro

L'elemento temporale proprio della politica è il futuro. L'attuale crisi si deve al fatto che il presente occupa tutti gli spazi e tutte le energie.
Il nostro tentativo, perciò, non è limitato al momento attuale, ma si contraddistingue per una visione a più ampio raggio, nella speranza che si possa sviluppare una democrazia più matura, capace di gestire l'immensa complessità sociale di cui ciascuno è parte. Secondo questa concezione e terminologia, il futuro a cui tutti miriamo si realizza soltanto se si individuano e si cambiano le forme. Esse hanno una temporalità diversa rispetto agli eventi e proiettano i loro effetti proprio in quell’avvenire dove sono destinati a vivere e a crescere le nuove generazioni.    
A loro sono dedicati gli sforzi e i pensieri di oggi.

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