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La Politicità Sociale, nuova frontiera della politica
La Politicità Sociale, nuova frontiera della politica

L’espressione “politicità sociale”, che non esiste nel lessico filosofico e politologico, indica il grado di diffusione di coscienza, strumenti e forme politiche presenti nella società civile intesa come sfera distinta dai luoghi statali o sovrastatali ovvero dalle istituzioni che hanno il potere di prendere decisioni per tutti.

Un contributo di Pino Polistena

Baumann
Hanna Arendt
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Erwin Schrodinger

"ll compito non è tanto di vedere ciò che nessun altro ha ancora visto, ma pensare ciò che nessun altro ha ancora pensato riguardo a quello che chiunque vede"

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Il Blog

Pubblichiamo l'intervista al nostro Pino Polistena da parte di Paola D'Amico, del Corriere della Sera. Intervista pubblicata dal Corriere il giorno 20 febbraio 2024, nella rubrica "Buone notizie".

 

I giovani possono «imparare tutto. Ma devono essere aiutati». La scuola è il luogo culturale dove «formare i cittadini». Ma «ci sono insegnanti straordinariamente ignoranti sulle questioni civili». Per questo «non basta una legge ad avvicinare i giovani all’educazione civica». Non usa giri di parole Giuseppe (Pino) Polistena, filosofo, docente e per 28 anni preside. Ben prima che la legge (nel 2019) reintroducesse come materia trasversale nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione civica soppressa negli Anni 90, nel suo Liceo linguistico Manzoni di Milano, una delle scuole del Polo civico, recuperò un’ora curricolare di educazione «civile».

Civile, non civica?

«Proprio per differenziarla dall’educazione civica che era stata fallimentare. Un termine può indicare un progetto. Il nostro non era teorico. Non si “insegnava” solo la Costituzione. Si andava nelle istituzioni, Comune, Regione, Parlamento, per vedere il lavoro effettivo. Ma ho trovato difficoltà nel realizzarlo. Le resistenze furono di tipo burocratico ma anche da parte dei docenti meno preparati».

Resistenze?

«Molti di loro mi dicevano “sono qui per insegnare inglese, matematica non per parlare di Costituzione”. La verità è che loro stessi erano fortemente impreparati. Invece, ritengo che gli insegnanti debbano essere prima di tutto degli operatori di cittadinanza: dovrebbero conoscere sia la Costituzione sia l’età evolutiva. E il fatto che nessun ministro abbia voluto affrontare questo tema si ripercuote drammaticamente sulle capacità degli studenti. Perché loro sono piccoli, i loro cervelli sono molto elastici ma hanno bisogno di processi formativi che la scuola deve concepire e offrire».

Dal 2018 non è più preside ma quel progetto di educare alla cittadinanza alla Manzoni è ancora vivo.

«Ho mantenuto i contatti con i miei ex studenti: vengono agli incontri periodici con gli attuali studenti, incontri aperti anche ad altri licei, d’accordo con il Comune. Prepariamo eventi. Quest’anno saremo alla Civil Week. Sarà una straordinaria opportunità e dibatteremo su due articoli della Costituzione, il 49 e il 67».

L’articolo 49 riguarda i partiti politici.

«È un articolo criticato dai giovani, perché parla di una “struttura” che non può essere più lontana dalle loro aspettative. Il 99% oggi non sente di dover partecipare alla politica attraverso l’iscrizione a un partito e se la politica non si interroga su questo è un problema».

Cosa propongono?

«Che si regolamentino i partiti per evitare il cumulo di potere che c’è adesso. I giovani non accettano che una persona fisica accumuli tanto potere stando sia nei partiti sia nelle istituzioni dello Stato».

È d’accordo?

«All’inizio degli anni Novanta da coordinatore dei Verdi riuscii a inserire nello statuto nazionale due regole che prevedevano la incompatibilità tra il ruolo partitico e quello istituzionale: se eri in parlamento non potevi essere coordinatore».

Le diedero dell’eretico?

«Più o meno. Tutti i big da Rutelli a Ripa di Meana fino a Pecoraro Scanio furono d’accordo nel dire che la “regola Polistena” impediva la crescita dei Verdi. La regola fu tolta, ma il partito collassò».

Tornando alla scuola, è anche luogo dove può nascere la passione politica?

«Nella mia concezione della politica come attività molto alta, è fondamentale il controllo del potere ed è a questo livello che i cittadini si devono impegnare. Dobbiamo sperare che i giovani riescano a capire nella prossima generazione come leggere il mondo in modo diverso da come è stato letto fino ad oggi».

Come ridurre la distanza tra i giovani e la politica?

«Coinvolgerli, farli partecipare a forme di lavoro istituzionali, far seguire loro l’iter di una legge. E poi lasciare loro la massima libertà. Far capire quanto è importante avere idee diverse. Perché la differenza è un valore. E la politica è mediazione, coesistenza, è senso generale di una polis che in greco indicava non tanto la città, ma la moltitudine. Oggi quella città è tutta la terra. Che è fatta da differenze e propio queste sono la sfida della politica».

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Spesso ci viene chiesto perchè insistiamo sul concetto di "politicità sociale", che in qualche modo appare come una critica esplicita della "democrazia", dimenticando che nella maggior parte dei Paesi occidentali, e quindi anche in Italia, la democrazia è quel prodotto storico che si è concretamente realizzato attraverso "libere elezioni" che presuppongono "separazione dei poteri e tutela delle minoranze". Se queste condizioni sono verificate, alla fine, cosa pretendiamo ancora?

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Ogni fiume scorre nel suo letto. Immaginiamo il panorama cui assisteremmo se si intrufolassero fra gli argini l’uno dell’altro. E’ quel che accade in una democrazia arruffona : il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario, spesso,

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La discussione è il sale e il lievito della democrazia, sempre che - al fine di contribuire alla ricerca non della Verità, ma delle verità possibili, suscettibili di pronta smentita a fronte di sopravvenute controindicazioni - sia feconda di argomenti

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I lanzichenecchi calarono in Italia nel XVI secolo e non se ne sono più andati.
Sono ancora qui e, nel frattempo, si sono tecnologizzati. Al posto della spada usano la tastiera per lanciare proiettili fatti di parole, non meno micidiali degli spadoni Zweihänder, a due mani, come li chiamavano.

Non gl’interessava vincere, allora, ma uccidere. Non gl’interessa, ora, il prevalere delle proprie tesi, confrontandosi con buoni argomenti, ma distruggere l’interlocutore. Non gl’interessava, allora, chi fosse il nemico e perché lo fosse, bastava che gli venisse additato. Basta, ora, che un sicofante estrapoli dal libro (373 pagine!) una mezza frase decontestualizzata perché i lanzichenecchi da tastiera si lancino in una guerra di annientamento.

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L’immobilismo mobile : ecco la strabiliante invenzione della politica politicante nel Paese di Machiavelli e Guicciardini.
Come il ballo di una triade sulla mattonella, si agita ma sta sempre lì: Tizio apre, Sempronio frena, Donna Prassede chiude, e si torna al punto di partenza,

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Immaginando che gli elettori siano come bisonti pascolanti in sconfinate praterie, i partiti si contendono gli spazi dove attirarli e, di qui, una continua girandola: la sinistra si sposta in parte alla sinistra di sé stessa e la destra della sinistra verso la sinistra del centro; il centro del centro in parte verso la destra della sinistra e in parte verso la sinistra della destra;

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