previous arrowprevious arrow
La Politicità Sociale, nuova frontiera della politica
La Politicità Sociale, nuova frontiera della politica

L’espressione “politicità sociale”, che non esiste nel lessico filosofico e politologico, indica il grado di diffusione di coscienza, strumenti e forme politiche presenti nella società civile intesa come sfera distinta dai luoghi statali o sovrastatali ovvero dalle istituzioni che hanno il potere di prendere decisioni per tutti.

Un contributo di Pino Polistena

Baumann
Hanna Arendt
Hanna Arendt
Appello_partiti.png
Appello_partiti.png
Petizione_img.png
Petizione_img.png
next arrownext arrow

Il Blog

Foto tratta dal Corriere della sera del 15/11/2022

La nostra analisi, che potrebbe riguardare qualsiasi partito, prende spunto dall’articolo del Corsera del 15/11/22 (di cui sopra riportiamo titoli e foto), che ci offre un’ottima occasione per capire la situazione patologica della politica in Italia.

Leggendo i brevi profili sotto le foto dei candidati, non notiamo niente di strano? Possibile che per candidarsi alla guida del Pd si debba già avere un incarico istituzionale? E cosa intendono fare di tale incarico, portarlo a termine contemporaneamente a quello di Segretario di partito? Quale dei due impegni ritengono sia così irrilevante da potersi permettere di espletarli contemporaneamente? Come mai non c’è nemmeno un candidato che proviene dalla cosiddetta società civile?
E’ questa la svolta che attendiamo? Questi sono gli outsider? Presidenti di Regione, sindaci di importanti città o parlamentari in carica.
Come mai nemmeno un amministratore delegato di una società privata? Forse perché nessuna azienda sana, e che vuole rimanere tale, potrebbe permettersi un amministratore che dedichi la maggior parte del suo tempo e delle proprie energie ad un incarico tanto coinvolgente quanto quello di segretario di partito? Di un partito fra l’altro che aspira a rappresentare almeno il 30% della popolazione. Ma come sarebbe possibile conciliare un rilevante incarico in un’azienda privata con il ruolo di segretario? Invece sembra assodato che, quando si tratta di incarichi istituzionali, la cosa sia perfettamente gestibile, anzi auspicabile, viste le candidature. Delle due l’una: o tali incarichi sono irrilevanti oppure si genererà un pesante vuoto gestionale all’interno di quelle istituzioni lasciate semi orfane.
Ultimamente abbiamo avuto un’importante eccezione a questo meccanismo ben rodato: Enrico Letta, che ha lasciato il suo precedente incarico presso l’università, per provare a rimettere in sesto un Pd allo sbando. Da osservatori esterni ci era sembrata una bella novità, un uomo con un importante esperienza e cultura politica alle spalle che decide di dedicarsi anima e corpo al rinnovamento del partito. Avevamo pensato che si sarebbe occupato del radicamento sul territorio, che avrebbe provato a rivitalizzare la base coinvolgendola nei processi decisionali del partito, che avrebbe girato l’Italia per ascoltare le voci del popolo, il grido di dolore di una popolazione in grande difficoltà. Invece, poco dopo aver assunto l’incarico, confrontatosi con i soliti noti, ha sentito la necessità di occuparsi dei problemi del Palazzo. Si è quindi candidato in un collegio certo dove si era aperta una disponibilità ed è entrato in Parlamento. Ma quale imminente pericolo ha motivato questa scelta? Davvero riteneva che il suo ruolo fosse quello di controllare i possibili dissidenti all’interno del Parlamento? Quali grandi rischi correvamo noi italiani rispetto ad un manipolo di uomini forse ancora legati a Renzi?
Di fatto il segretario si è rinchiuso nelle beghe di palazzo, lasciando completamente scoperto il campo del rinnovamento del partito.
Cos’altro deve succedere perché i segretari di partito si accorgano dello scollamento con la popolazione? Il 40% di astensione non è ancora ritenuto un dato significativo? Davvero pensano che noi “pubblico pagante” possiamo accontentarci di assistere ad un giro di giostra fra “politici di professione”? Persone che vivono di politica e il cui unico vero interesse è mantenere sé stessi e i propri incarichi, passando da uno all’altro quando non a più di uno contemporaneamente.
Questo non è fare politica, ovvero fare quella fondamentale attività che deve essere svolta da tutti in varie forme, nell’interesse di tutti. Questo è vivere di politica!
Ma allarghiamo lo sguardo oltre il Pd, per verificare cosa stia succedendo all’interno del Parlamento a due mesi dal voto. I cittadini, che hanno ampiamente dimostrato di non aver gradito l’anticipazione delle elezioni, ora assistono attoniti a nuove manovre. Diversi parlamentari infatti, non hanno nemmeno fatto a tempo ad insediarsi e iniziare a lavorare, che già pensano a nuove elezioni.
Anche nel settore privato si ritiene che, per far carriera, ogni tanto sia necessario cambiare azienda, ma certamente chi assume sta ben attento a valutare la coerenza di percorso e la fedeltà dimostrata nelle aziende precedenti: curriculum che presentano esperienze troppo brevi tendono ad insospettire.

Da questo scellerato, quanto comune ed accettato, comportamento emergono due ordini di patologie:
- la scarsa considerazione delle istituzioni, percepite solo come tappe della propria carriera e popolarità.
- Il fraintendimento del ruolo del partito che non deve essere il luogo dove i politici si creano consenso, ma deve essere un luogo a disposizione dei cittadini per parlare dei loro problemi, definire programmi politici, selezionare i migliori candidati e sostenerli alle elezioni.

Crediamo sia giunta l’ora di cambiare rotta e iniziare a pensare che il rispetto delle istituzioni sia fondamentale, che solo un impegno profondo e duraturo, possa ridare dignità ed efficienza alle stesse. Gli impegni presi devono essere portati a termine con serietà e dedizione fino alla scadenza dell’incarico. Gli incarichi non possono essere cumulati con altri o abbandonati prima della scadenza naturale, per evitare danni economici e l’irrilevanza dell’azione.
Inoltre riteniamo che il ruolo dei partiti sia cruciale e soprattutto debba essere esterno alle istituzioni. I partiti devono controllare l’operato delle istituzioni ma non possono farlo dall’interno perché controllato e controllore devono essere separati, non possono coincidere. Come può un partito vigilare sull’operato del parlamento se il suo segretario e i massimi dirigenti contemporaneamente siedono sui suoi scranni o addirittura svolgono il ruolo di Presidente del Consiglio o di ministro?

Paola Monti
Centro Studi Forme & Riforme

P.S: per approfondire i temi dell’identità della politica, delle sue patologie e dei possibili ri-medi suggeriamo “Politica, questa sconosciuta” Giuseppe Polistena, 2022, Mimesis edizioni

 

Commenta (0 Commenti)

Pubblichiamo una intervista al nostro Giuseppe Polistena a "letture.org" che partendo dal libro da poco pubblicato, illustra in maniera semplice e chiara che cos'è la politica, come nasce, come dovrebbe svilupparsi, i suoi rapporti col potere.
Temi tutti contenuti nel suo ultimo lavoro "Politica, questa sconosciuta. Genesi e identità del comportamento politico", edizioni Mimesis,

Commenta (0 Commenti)

Le elezioni sono passate, tutti ora sono concentrati sul futuro, in attesa del prossimo governo e dei suoi primi provvedimenti.

Ma cosa avverrà nelle altre Amministrazioni Regionali o Comunali, o nel Parlamento Europeo, come conseguenza delle elezioni politiche di domenica 25 settembre?

Non ci sono ancora tutti i nomi degli eletti, perchè molti, come abbiamo visto, risultano eletti in più di un collegio. Dovranno quindi comunicare la loro scelta, che comporterà l'elezione di un altro candidato/a in lista dopo di loro.

Ci sono già però parecchi nominativi che consentono una prima analisi

Commenta (0 Commenti)

Eccoci alla seconda puntata delle nostre analisi dei candidati alle prossime elezioni del 25 Settembre 2022.

Ci occupiamo ora del rispetto del mandato. Ma cosa significa?
Per mandato intendiamo l'incarico assegnato ad una persona che si è candidata ad un certo ruolo elettivo (consiglio comunale, sindaco, consiglio regionale, ...) ed è stata eletta, ricoprendo quindi quell'incarico per tutto il tempo previsto.

Rispetto del mandato quindi significa rimanere nel ruolo per cui si è stati eletti, senza candidarsi a ruoli diversi.

Commenta (0 Commenti)

Si avvicinano le elezioni e come di consueto vogliamo fornire qualche analisi dei comportamenti dei partiti che per noi di Forme&Riforme costituiscono una vera patologia del sistema politico italiano.

Iniziamo con le Multicandidature.
Come noto, la legge elettorale vigente (c.d. Rosatellum, dal nome per primo firmatario della proposta di legge, Rosato), dà la possibilità ai candidati di presentarsi contemporaneamente in più Collegi elettorali. Più precisamente, si può essere candidati in massimo 1 Collegio Uninominale e fino a 5 Collegi plurinominali. Quindi si possono raggiungere fino a 6 presenze per l'elezione alla Camera o per l'elezione al Senato.

Commenta (0 Commenti)
Quando Craxi divenne Presidente del Consiglio, dichiarò di essere entrato nella stanza dei bottoni, ma di non aver trovato il potere di agire.
L'affermazione fu incomprensibile per molti, perchè lui era un professionista della politica e avrebbe dovuto avere più dimestichezza con le istituzioni politiche.
Commenta (0 Commenti)

Riuscire a comunicare, a diffondere il concetto di "forma" non è semplice.
Dentro la nostra testa, ogni volta che vediamo qualcosa che non va, pretendiamo un cambiamento nei "comportamenti" (delle persone), ma la realtà sociale è fatta anche, e forse soprattutto, di "forme", che molti chiamano anche 'strutture', o 'dispositivi', o anche più semplicemente 'contenitori'.

Commenta (0 Commenti)

Pagina 1 di 4

Iscriviti alla nostra Newsletter:
(tutti i campi sono obbligatori)

 
Confermando l'invio si acconsente al trattamento dei propri dati da parte di Forme & Riforme, che si impegna a non utilizzarli se non per l'invio della Newsletter
 

F&R a MI Partecipa

Forme & Riforme ha partecipato al Convegno "Milano Partecipa", organizzato dal Comune di Milano e Fondazione Cariplo

Qui trovate il video del nostro contributo

Civil Week

Forme & Riforme
a CIVIL WEEK

Dialoghiamo per costruire il nostro futuro - Giugno 2020

 - Magistratura Indipendente
 - Un partito forte
 - L'ente mediano
 - Politici professionisti o professionali?
 - Perchè le istituzioni non funzionano

I siti che seguiamo