Una lettura sbagliata?

È opinione abbastanza diffusa che il meglio della politica venga da quel mondo occidentale-anglosassone che ha il merito di essersi opposto al nazismo fino in fondo, mentre il sistema liberal-democratico che ne è nato sia il sistema migliore, non perfetto, ma perfettibile, assolutamente da preferire e implementare rispetto alla totalità degli altri sistemi.

Ma il dubbio è sempre dietro l’angolo e spesso si presenta anche dopo una vita passata nella sicurezza di queste convinzioni.

E questa volta il dubbio si chiama “forma”: concetto per niente padroneggiato, che lascia intuire che ci possano essere letture della realtà diverse, se solo abbandoniamo le precostituite e granitiche certezze e percorriamo la nuova strada che una mente aperta, a qualunque età, ci mostra e ci spinge a seguire.

La forma, presentata nel libro di Giuseppe Polistena, che qualcuno ha definito “scardinante”, può mettere in crisi le nostre certezze: la lettura del mondo, soprattutto del mondo ‘occidentale’, come l’abbiamo intesa fino ad ora, è veramente corretta? O piuttosto abbiamo inseguito un ideale mai compiutamente realizzato, anzi, colpevole di averci nascosto la realtà, la sua effettiva “forma”?
Il dubbio che il sistema costruito dall’occidente sia sbagliato ci viene proprio da quello che sta succedendo nel mondo, dove sono chiare e innegabili le responsabilità occidentali.
A cominciare dalla vergogna di Gaza, vergogna di tutto l’occidente, intrappolato tra indifferenza e strabismo.

C’è un lavoro di Emanuel Todd, “La sconfitta dell’occidente“, molto interessante, nel quale si cerca di dare risposte concrete e di altissimo livello storico, a quanto appena descritto e cioè il fallimento del sistema politico occidentale che non riesce a creare né stabilità, né (ultimamente) credibilità.

Sosteniamo da tempo che sia in Europa sia negli Stati Uniti (che ovviamente hanno un maggiore peso geopolitico) non si riesca a fare i conti con la propria storia. È quello che tenta di fare il libro di Todd (nel quale si scopre che già nel 2023 aveva previsto l’attacco all’Iran e prima ancora aveva previsto il crollo dell’Urss) con molto acume.

Todd però non fa uso della teoria della “forma” e questo, a nostro avviso, gli impedisce di vedere alcune tendenze in atto e di pesare adeguatamente le sue tesi (quasi sempre eccessivamente sicure, mentre la “forma” rende abbastanza deboli tutte le teorie).

Sappiamo che non riusciremo ad individuare tutte le forme in atto nella storia, per questo dobbiamo essere cauti nei giudizi, tuttavia la ricerca libera, non prezzolata, come cerchiamo di fare nel nostro centro studi, dà sempre buoni risultati.

In occidente è individuabile una forma generale catastrofica che parte proprio dall’assoluta mancanza di “politicità sociale”. Questo dato, se si mette in relazione con l’analfabetismo funzionale presente ovunque (in Italia siamo al 54%) produce una miscela esplosiva di cui manca la coscienza.

Qualcuno potrebbe obiettare che questo analfabetismo (e non solo funzionale) era ben presente 100 o 50 anni fa e quindi perché preoccuparci oggi?

Questa obiezione è inconsistente e abbastanza perversa, perché non tiene conto delle forme religiose ossia della componente ideologico-religiosa che è stata presente almeno fino al 1980. La sua sparizione crea quella miscela esplosiva perché l’analfabetismo funzionale crea masse di individui interessati solo al consumo e assolutamente incapaci di comprendere nulla del mondo in cui vivono, animali sostanzialmente locali.

Questo fenomeno concede ad élite spregiudicate, composte da politici di professione (che riescono a controllare i flussi elettorali, simili a quelle che hanno prodotto sia le guerre In Iraq o Afghanistan, sia la crisi del 2008), di prosperare creando disuguaglianze destinate a esplodere: l’incapacità politica di risolvere le crisi e il ricorso alla violenza sono effetti diretti di queste forme storiche.

Gaza è l’esempio cristallino di questa situazione, perché anche se una piccola parte della popolazione occidentale è indignata e protesta, non lo sono i governi, che hanno permesso, molto prima del 7 ottobre, che quell’evento si verificasse e oggi non sono in grado di dire basta.

Il danno che questo evento produrrà all’intero occidente è sottovalutato perché oltre a produrre un’ondata plausibile di terrorismo nei prossimi decenni, distrugge la credibilità di tutto il mondo ricco nei confronti del resto – maggioritario – dell’umanità. Siamo fermamente convinti che qualunque forma di resistenza culturale, basata su libera informazione e libero pensiero, serva a effettivamente a far prendere coscienza di questa situazione, cercando di porvi rimedio con gli strumenti della “politicità sociale” che il nostro Centro Studi vuole approfondire.


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