Il lavoro che il Centro Studi sta facendo non è un esercizio accademico. È un lavoro epistemico-politico, nel senso pieno del termine: provare a vedere ciò che le categorie dominanti tengono sistematicamente fuori campo. Se è vero — e noi crediamo lo sia — che le forme della sovranità, della cittadinanza escludente, del nemico strutturale, della guerra come continuazione ordinaria della politica sono le stesse che hanno prodotto Auschwitz, Hiroshima e oggi Gaza, allora riconoscerle e nominarle è il primo atto politico disponibile. Non è l’unico, e non basta. Ma senza di esso, ogni altra azione rischia di svolgersi all’interno della cornice che vorrebbe contestare.
Il Novecento ci ha insegnato che la banalità del male, per dirla con Arendt, non è la cattiveria di pochi ma la distrazione disciplinata di molti. La nostra epoca, che ha aggiunto a quella distrazione la sofisticazione algoritmica e la fluidificazione mediatica, ha bisogno di un’attenzione altrettanto sofisticata per controbilanciarla. Il metodo delle forme, che noi cerchiamo di sviluppare e applicare, con tutta la sua difficoltà, è un esercizio di attenzione. Non garantisce risposte, ma riapre domande che il senso comune vorrebbe già chiuse.
Scriviamo queste righe mentre l’offensiva militare contro l’Iran rischia di deflagrare nuovamente, dopo due mesi di bombardamenti e una tregua traballante, mentre a Gaza il genocidio continua a essere documentato in tempo reale senza che alcuna istituzione internazionale riesca a fermarlo, mentre in Ucraina si prepara l’ennesima stagione di scontro e in Europa si moltiplicano i piani di riarmo presentati come investimenti nella sicurezza. In un momento storico in cui la guerra rientra nella politica ordinaria, in cui il genocidio viene trasmesso in diretta e archiviato come notizia secondaria, in cui le costituzioni democratiche vengono smontate pezzo per pezzo con il linguaggio dell’efficienza, continuare a cercare le forme che sostengono questi processi è tutt’altro che un lusso teorico: è una delle poche forme di resistenza davvero incisiva che ci restano. Ed è, crediamo, ciò che ci spinge a continuare nella nostra attività di studio e proposta.


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