Il Parlamento modello "Minitalia"

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Art. 67 Costituzione Italiana:
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

I motivi per cui i Costituenti italiani indicarono chiaramente l’assenza di qualsiasi vincolo di mandato sono abbastanza noti e sufficientemente studiati.

La volontà di NON assoggettare i rappresentanti del popolo ad un operato di interesse locale, particolare, specifico (oggi diremmo una “Lobby”), anche del partito (nel quale e’ stato eletto il parlamentare) emerge non solo nella Costituzione Italiana, ma in gran parte delle Democrazie Rappresentative.

«Il parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell'intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale»
                    (Edmund Burke, Discorso agli elettori di Bristol, 3 novembre 1774)


L'articolo 67, purtroppo, sta subendo una particolare evoluzione, a mio avviso. In particolare a seguito di una profonda mutazione di quanto viene percepito dalle società moderne, sempre più complesse.
La parola “complessità” e’ una delle spiegazioni di questo processo socio-evolutivo.
In Società etnicamente, culturalmente, ideologicamente omogenee, società che oggi NON sono più facilmente riscontrabili nel panorama democratico, eleggere un cittadino al Parlamento a cui dare la RAPPRESENTANZA della Nazione non richiedeva particolare selezione. La percezione del corpo elettorale (corretta o meno) era quella di identificarsi col parlamentare che si era eletto, ma anche con il resto dei rappresentanti popolari.
Con l’avvento delle società multietniche, ma non solo, la percezione di identificazione, ovvero di essere “rappresentato” dal parlamentare a cui si “dà” la delega politica, diventa più difficile.
L’articolo 67 viene sempre più’ percepito, o meglio sempre più cittadini VORREBBERO che fosse formulato, anche aggiungendo un viceversa.
Ovvero se “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”, allora la Nazione dovrebbe essere rappresentata dai membri del Parlamento.
Questo apre le porte a riflessioni politiche e sociali tra le più diverse.

Basti pensare alla discussione che vede le DONNE sottorappresentate, in termini numerici, al Parlamento.
In una Nazione in cui le donne sono lievemente superiori al 50% della popolazione, la rappresentanza femminile in Parlamento e’ indubbiamente non percentualizzata in maniera “rappresentativa”.
Questa legittima e comprensibile critica allo stato di fatto, apre le porte anche ad altre richieste.

Ad esempio una rappresentanza “correttamente” percentualizzata per appartenenti a diversi orientamenti sessuali (LGBTQIA). Stessa legittima richiesta di rappresentanza potrebbe essere avanzata per appartenenti ad etnie e/o a religioni differenti (neri, asiatici, islamici ecc.). Dovremmo dover dare percezione di rappresentanza anche a diverse fasce di eta’. Non siedono in Parlamento i GIOVANI; e addirittura il Senato e’ costituzionalmente precluso ai minori di 25 anni.

L’interpretazione del Parlamento e del mandato parlamentare non solo come DOVERE (degli eletti) di rappresentare la Nazione, ma come DIRITTO (degli elettori) ad essere rappresentati, e’ emerso nel dibattito sulla riduzione del numero dei parlamentari stessi.
Uno dei motivi per cui alcuni appartenenti al comitato del NO invitavano ad evitare la riduzione del numero dei Parlamentari era proprio la “perdita di rappresentanza”, o meglio la diminuzione della percezione di essere rappresentati in Parlamento, da parte dei cittadini di alcune regioni.
La Basilicata ed il Molise ad esempio.
La presenza di Deputati e Senatori che risiedono in quelle regioni darebbe percezione di rappresentanza agli elettori di quelle regioni.
Non potendo in nessun modo, ex art. 67 Cost., agire al fine di “tutelare” gli interessi regionali a scapito degli interessi nazionali, non si puo’ presumere nessun’altro motivo per cui un deputato risiedente in Abruzzo o in Piemonte non sia sufficientemente interprete degli interessi della Nazione, rispetto ad uno il cui principale (e forse unico) aspetto dirimente sia la residenza in una diversa regione d’Italia.

Sullo sfondo, purtroppo, resta in sospeso il discorso che da sempre nessuno intende affrontare.
Ovvero se il Parlamento ed i Parlamentari debbano rappresentare gli interessi della Nazione, a prescindere dalla loro residenza, ideologia, religione, etnia, sesso, pulsione sessuale ecc., oppure se la Nazione debba avere uno “specchio percentualizzato” di rappresentanza nel Parlamento e nei parlamentari; una sorta di Italia in scala, come nel modello Minitalia.

Aspetto che, come detto, sta emergendo sempre piu’ chiaro nelle societa’ complesse della modernita’.
Resta comunque il fatto che per rendere fattuale questa necessita sociale di percepirsi rappresentati sarebbe necessaria una re-iscrizione dell’Art.67 della Costituzione.